Luigi Paternostro

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Le rondini di Mormanno
Breve storia dell'emigrazione paesana


Copertia di Rondini di Mormanno Il racconto è una storia breve, estremamente sintetica ed incompleta dell’emigrazione mormannese. Oltretutto è scarsamente documentata e poco particolareggiata. Tuttavia rientra in quel filone di avvenimenti che hanno alla base l’abbandono del natio loco e una fuga, direi, verso l’ignoto sostenuta dalla fede in una speranza di cambiamento.
  
I fatti ricordati si sono tutti verificati in un particolare momento storico, fine dell’800, e continuano a verificarsi anche oggi in una situazione penalizzante per il lavoro, la cui mancanza, specie al sud, ha ormai assunto l’aspetto di una tragedia insopportabile.

Da pag 5

Ormai le primavere non sono più le stesse.
Ancora a maggio, tornano a Mormanno le rondini per nidificare sotto i tegoli vecchi delle antiche case. Allietano l’aria con i loro voli e gli acuti cinguettii fino alla metà di luglio. Tra il 20 e il 26 il cielo ritorna più muto e sarebbe più triste senza il cip cip dei pochi passerotti ormai cittadini.
Anch’io migratore e meteco fiorentino, da quarant’anni ritorno, a maggio, al mio vecchio nido.

E qui, nel paese, guardandomi intorno, mi sovvengono i volti di tante altre rondini sparse per il
mondo, compaesani da anni lontani. Il loro ricordo, quello delle loro famiglie, delle persone mie amiche o dei miei genitori o di quelle che riempivano i racconti dei nonni, mi riporta alle partenze, agli occhi pieni di lacrime, ai sospiri che, se potessero, riempirebbero le vaneddre e la chiazza, a quegli sguardi atterriti dall’ignoto ove la speranza che fu molla alla fuga, riappare solo quando i passi più si allontanano da quelle pietre e quei muri intrise di tracce e impronte di vita.

Mormanno emigra. La diaspora è antica. E’ genetica....