Luigi Paternostro

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Mormanno, favola di una realtà - 1981

Copertina del libroFirenze, marzo 1981

Al Professore Luigi Maradei
Sindaco della Città di Mormanno

Carissimo Luigi,

tibi mitto lepidum novum libellum... (scusa le mie reminiscenze catulliane)... namque Tu solebas meas esse aliquid putare nugas... perché Tu, sempre, con affetto, mi sei stato vicino.

Ti ringrazio se lo leggerai e riterrai che lo stesso, modestissimo frutto del mio immenso amore per la natia terra alla quale la lontananza ogni giorno di più mi lega possa, in qualche modo, essere utile, soprattutto, ai giovani mormannesi ai quali ho dedicato un quarto di secolo della mia vita.
Ti abbraccio.
Tuo Gino Paternostro

Prefazione

Nato da un incontaminato amore per il suo paese natìo, che la lontananza voluta, ricorrente, fattiva ed operosa sul piano culturale e dell'impegno di educatore, impreziosisce, trasformandolo in una incorrotta idea-forza, simile al rifugio segreto delle fantasticherie giovanili, questo libretto su Mormanno di Gino Paternostro interessa ed avvince come tutte le cose genuine e sincere.

È importante perché può rivolgere ai giovani un invito all'impegno della ricerca delle origini e dei valori storico-culturali di un piccolo paese, che attualmente può rappresentare, insieme a tanti altri piccoli paesi, un punto di reincontro e di riassociazione, in un momento di dissolvimento del tessuto sociale della nostra comunità nazionale, per la mancanza di una sintesi valida e accettata.

Già Vincenzo Gioberti, in momenti difficili per l'identità nazionale, incitava i giovani, nella metà del secolo scorso, a tornare alla storia e alla ricerca dei valori originali, che avrebbero soli potuto ridestare la coscienza di un primato e la fierezza di avere radici valide e sicure, per progredire e sopravvivere come società nazionale.
Radici però che Vincenzo Gioberti anelava ritrovare premInenti rispetto a quelle di altri popoli, ma che invece ora è tempo di ricercare in umiltà e in concretezza, non sotto la specie delle grandi gesta o delle geniali intuizioni dei pochi, ma nella quotidiana fatica, lenta e gestuale, testarda e creativa di tutto un popolo.
Cioè nelle tradizioni, nelle abitudini, nelle credenze, nelle liturgie profane e iterative, nei riti legati alle circostanze importanti della vita degli uomini o al miracolo ricorrente dei cicli della natura vivente (intesa in senso virgiliano e lucreziano insieme) o anche alle varie attività versatili e sagaci dell' homo faber, che costruisce, trasforma ed inventa gli strumenti, gli attrezzi, le tecniche, le movenze, i tempi ed i procedimenti per soddisfare bisogni elementari di vita.

Nel lavoro di Gino Paternostro tale memoria, la consapevolezza e l'accettazione appassionata della sua appartenenza e della sua derivazione dai valori culturali della sua Mormanno, si respira in ogni parola e del lavoro stesso rappresenta il pregio più evidente e più bello.
Insieme all'altro relativo alla documentazione lessicale e della tradizione presente e ricca, ed anche, (perché no!), all'ultimo, di una sua ipotesi di un'origine remota, coeva a quelle di antichissime comunità preromane della zona, della nostra Mormanno, per la quale tutti noi mormannesi nutriamo affetto di figli devoti.
Sia quelli, come me, che hanno avuto la ventura di consumarci, intera, la vita, servendola e godendovi il raro calore umano di tante amicizie preziose, sia quelli, come Gino Paternostro, che per scelta o per destino, ne son vissuti e ne vivono lontani, con struggente e mesta nostalgia.

A tutti i mormannesi, per questo, ed anche agli amici di Mormanno, che son tanti, piacerà tener per mano questo nuovo opuscolo, che dopo quello di don Vincenzo Minervini «Mormanno di una volta » ripropone la favola di una realtà di cui tutti noi mormannesi, insieme a Gino Paternostro, ci sentiamo partecipi e parte.

Luigi Maradei
Mormanno, aprile 1981

Alcune pagine del libro Mormanno favola di una realtà

 

da pagina 10

... ma procediamo con ordine. Che vi fossero indigeni residenti nella valle del Lao il cui estremo limite è rappresentato proprio da Mormanno e dai suoi acrocori e contrafforti, è cosa certa …
Infatti l'immigrazione dei mediterranei e la loro occupazione dell'Italia, nel senso storico della parola, e quindi fino ad una altezza massima dell'attuale Campania, durò per tutta l'età neolitica.
Ma mentre nella vallata Mercure-Lao circondata dall'arco dei monti che si diparte dal Cerviero e passa tra la Zacchera, la Spina, Serramale, Rossino, Gaio, Ciagola, Carpineta, Vernita, Grada, Costapiana per ricongiungersi al Cerviero stesso, scorreva una vita in naturale evoluzione, in una vallata opposta…avvenivano importanti cambiamenti…

da pagina 17

...Facciamo ora il punto della situazione. Accettata e dimostrata, almeno dal mio punto di vista, la presenza di abitanti nella vallata del Battentiero-Mercure-Lao prima dell'arrivo dei Sibariti (dal … ? a. C. al 700 a.C.), concesso ai Greci un periodo di circa due secoli per impiantare i loro insediamenti e le loro basi commerciali - Laino-Papasidero - e lungo il fiume Lao - S. Domenica Talao e la stessa Scalea , non ci resta ora che seguire lo sviluppo di Mormanno come posto scoperto.
I primi nuclei abitati sorsero, molto probabilmente, e per ovvie ragioni strategiche, sul colle dell' Annunziata - Costa -.
L'assoluta mancanza di reperti archeologici mi fa ritenere di poter tranquillamente dedurre che le prime abitazioni non fossero altro che rifugi temporanei per contadini e soprattutto per pastori, ed usati come tali, specialmente nei mesi estivi.

da pagina 35:

sul nome di Mormanno . Ipotesi e interrogativi.

  • Murmannu. da muron-manna = Murmanna = Mormanno. IPOTESI SULLA GRECITA’.
  • da miro-magnum = Miromanno = Mormanno
  • da morare + manna = abitare in un posto piacevole
  • da mora, morra o murra (tardo latino), cumulo di sassi, e manna, raccolta: quindi raccolta di sassi , zona sassosa. Vedi la topografia. Confronta Dante che si esprime anche in lingua romanza: “sotto la guardia della grave mora” Purg. III v.129

Si riportano qui alcuni «MONUMENTI LINGUISTICI» fino ad oggi per fortuna, ancora in uso.

La grecità (stralcio)
  

apitu: da apita = abete
applittatu: da apo-plesso = colpire, percuotere;
abbacàre: da abbax = scervellarsi, trastullarsi;
agrèstu: da acrestos = di cui non si può far uso (amaro);
àinu: da amnos = agnello;
bì-o da bioo = vivo! passo la vita!
  
Latinità arcaica (stralcio)
accia: da apium = sedano
àcina: da acina = chicco di uva
crài: da cras = domani
dàvutu: da altus = alto
diterza: da nudiustertius = l'altro ieri
dulàre: da dulare = pulire il legname
gòi: da hodie = oggi
mèta: da meta = bica di grano
   
Francesismi (stralcio)
  
birò: da bureau = tavolo
bagiur: da abat-jour = lume da tavolo
bbuffètta: da buffet = tavolo
cangia: da cage = gabbia
forgia: da forge = bottega del fabbro
tirabisciò: da tire-bouchon = sturatappi
vrascèri: da brasière = braciere
  
Seguono altri vocaboli derivanti dal provenzale, arabo, portoghese ecc.. La parole in greco sono scritte in traslitterazione...