Luigi Paternostro

HOME PAGE

Amici sul Web

Scrivimi

 

Google

in questo sito
in Internet

 

 

 

 

Bolle di sapone - nate in gioventù e risoffiate in vecchiaia

Non sono poeta…

Giammai saprò cantare
o fissare in immagini
eterne
i moti dell’animo.
  
Sii benevolo
lettore.

I sentimenti
espressi,
usciti da una povera
cannula,
sono solo Bolle…di sapone.

Inconsistenti, momentanee,
notate solo
perché ognuna
è stata sostenuta
da una irripetibile
fiamma.



Tutte le "Bolle di sapone"


Viviamo

  
Viviamo.                                       

Il sole può nascere

e

tramontare.

Quando si spegnerà

per noi

la breve luce                                     

lunga

a dormire

occorrerà la notte

 

Campagna a primavera

  
Sei sempre bella,

ma ancor più pura,

più benigna,

cara,

ti mostri,

dolce terra,

a primavera.

Mi parli e mi sorridi,

ammaliatrice.

Mi preghi di svelare quei segreti

che non nascondi.

E guardo.

Tra l’erba salta,

felice come un bimbo,

il ruscello

mentre la calandra imitatrice

sorvola i verdi prati

riprovando

nuovi trilli

amici.

Stridono i grilli.

Alberi ingemmati come spose.

Belare d’agnelli,

musica d’uccelli.

Nuvolette leggere e birichine,

margheritine

bianche.

Che pace, che armonia!

Un’intima poesia

che scende in fondo al cuore

come una dolce tenerezza,

cara come la nostalgia,

che ancora mi fa amar la terra mia

 

Cos’è la felicità

  
E’ la felicità

un leggero sussurro

di zeffiro,

un timido olezzo                                 

di mammole,

un dolce profumo

di terra,

un tiepido raggio

di sole,

un po' d’infinito

più azzurro.

E se per queste

sensazioni di primavera

senti che il cuore

rapisce l’incanto,

ascolta e asseconda,

sereno,

l’onda

che vuole cullare

l’amore.

 

Sognandoti

  
M’appari...

poi... sfuggi.

Ritorni. 

Nel tutto e nel nulla

tu sei,

fatta di tutto e di nulla.

E ti bacio. Ti abbraccio.

Dolcemente

ti stringo la mano

ed il cuore

in un battito d’ali,

ti conduce in paesi lontani

tutta luce e felicità.

 

Sopra il monumento di Silvio Paternostro

  
Tu non temi più il tempo

o bell’Eroe, perché l’Eternità

l’hai nella fierezza dello sguardo

davanti cui passaron

l’orde incalzanti e truci

ma non passò

l’ombra della morte!

E fermando Tu l’attimo fuggente

ad esso desti l’effervescenza

della Tua giovinezza.

Ora che non è più tempo d’Eroi

Patria, Ideale, Amor, Fede, son nomi!

Or l’uomo è sozza bestia a sé

e agli altri

e sua eunuca virtù

solo lo fa

adoratore del fallace Creso

cui Speme, Gloria, Onor,

tutto

si dona.

Ma tu fiacco mortale

a che trascini

l’ombra di tua vita

nell’imperante dissoluto pelago

di sì malsane idee?

Nulla ti dice l’umanità passata,

o al morire non fur pronte le genti

per il Giusto, l’Onesto, il Bello e il Vero?

Trovi saggezza tua follia

perché il futuro

è la conquista

che fai del presente!

Grano di sabbia

nell’infinito mare

del nulla

lascia ogni vana superbia!

Silvio, Te guardando,

invidio la Tua pace.

Passan su Te gli uomini e le cose.

Tu resti con lo sguardo

in quella Luce

che ti diè gioia

nella dipartita

da un mondo

naufragante (1).
  

(1) Il 3 ottobre 1937, S.E. il Governatore di Galla e Sidama, generale Geloso, così scriveva al maggiore Tancredi-Tucci. “Negli ultimi scontri, a Lencia, quando già i nostri avevano esaurito le munizioni, trovava morte gloriosa anche il capitano Paternostro che era stato in precedenza ferito e che, rimasto solo ufficiale seppe tenere viva, col suo eroico contegno, l’ultima resistenza dei nostri. Nel luogo preciso ove è caduto l’eroico capitano Paternostro, per il quale è in corso la proposta di Medaglia d’Oro alla memoria, il generale Della Bona ha già fatto erigere un tumulo che ne ricorda la fine”.

 

 

Dove sono quei tempi?

  
Profumato, invitante                          

è il salotto                                          

Dai tasti bianchi e neri                      

le magiche  armonie                                       

sospendono i pensieri.                            

Le melodie                                          

assumono                                           

volti

palpabili.                                  

Gli amanti silenti                                

si sperdono negli sguardi.

Ritorna il motivo

e le sue dolci note.

Richiami, attese, promesse, illusioni.

Chi sei? Vallj, Rosina, Carmen, Mimì?

Chi?

Il cuore sogna.

Sogna e poi va

in quei paesi  

ove tutto

è amore.

Va,

cercando

la felicità    

Dicembre

  
E’ già dicembre!

Il mio.

Rimpiango il tempo

lasciato vuoto

d’opere e d’idee.                           

Crono impassibile è passato

sulla giovinezza

sugli affetti,

sul coraggio

che meno forte

io sento

ora che è più dura la lotta

che precede la fine.

 

Tramonto

  
Gioca il sole                                

a nascondino

coi monti

dietro l’occaso.

Tutte le voci

d’incanto

si fermano

in questo momento

d’addio

e l’aria azzurrina

e frizzante del vespero

accarezza le cose

stendendovi

un velo d’oblio.

 

E tu, luna...

   
E sei tornata anche stasera!              

Giri e rigiri.

Viaggi.

Attratto dai muti linguaggi

Comincio a pensare,

a domandare.

Non cercare,                                       

mi dici,                                               

mareggiando il mio cuore                  

e gli occhi

mi chiudi

al sopore                                          

del sonno.

Strano, il tuo amore!

 

Notte d’estate

  
Fresca è la brezza                               

della notte d’estate.                              

Portato dalle ali del vento                  

sento                               

il canto del grillo.

Anch’io canto

ma il richiamo

si perde nell’aria.

Chi raccoglierà quest’ansia?

 

Assisi

  
Faro di luce infinita.                             

Primitivo candore ha in te l’anima

respirante un Amore

senza confini.

Nella languente luce della sera

serenamente

azzurrantesi

giostrano ancora

mille cavalieri.

Più su la Rocca

ha balestrieri

dal cuore impavido.

Guerra? Si! Guerra!

O grida acerbe della pugna!                 

Fratelli! Fratelli!

Fratelli, che fate?

Ora il cielo s’abbaglia di luce:

è Francesco che viene!

E noi,

noi

siamo ancor tutti in ginocchio.

Assisi, dalle pendici tue

si stende il mondo

e in muta adorazione

aspira

aure di pace.

 

Nella nera tristezza

  
Dolci e silenti                                     

Le notti.                                                                      

Ai piedi di un albero,                          

rivolte le terga alla terra,                    

paragono le grandezze.                                  

Le ultime foglie                                  

più nere appaiono

al chiaror della luna.

Quanto poco è lo spazio

per accogliere un morto.

Piango per le bellezze                                      

che lascio

senza capire.                                                            

L’arco dei monti è cono                        

che in alto mi porta                              

nel mare infinito di stelle.

Non voglio morire! Non voglio!          

E’ inutile dirlo così,

con voce tremante!

Domani,                                               

scorderò le meditazioni.

Del vivere l’onda mostruosa

mi travolgerà!

Senz’anima, senza una luce,

più solo sarò

e sperduto

nella nera tristezza

di un gioco fastidioso.

 

La fine dell’uomo

  
Ormai senza cuore

sgraziato e smembrato

giocattolo

in mano a Caino beffardo

senza più palingenesi.

Che fine!

Che illusione

la forza e il coraggio

senza un raggio

di Luce!

Che notte!