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Bolle di sapone - poesie giovanili
ViviamoViviamo. Il sole può nascere e tramontare. Quando si spegnerà per noi la breve luce lunga a dormire occorrerà la notte
Campagna a primaveraSei sempre bella, ma ancor più pura, più benigna, cara, ti mostri, dolce terra, a primavera. Mi parli e mi sorridi, ammaliatrice. Mi preghi di svelare quei segreti che non nascondi. E guardo. Tra l’erba salta, felice come un bimbo, il ruscello mentre la calandra imitatrice sorvola i verdi prati riprovando nuovi trilli amici. Stridono i grilli. Alberi ingemmati come spose. Belare d’agnelli, musica d’uccelli. Nuvolette leggere e birichine, margheritine bianche. Che pace, che armonia! Un’intima poesia che scende in fondo al cuore come una dolce tenerezza, cara come la nostalgia, che ancora mi fa amar la terra mia
Cos’è la felicitàE’ la felicità un leggero sussurro di zeffiro, un timido olezzo di mammole, un dolce profumo di terra, un tiepido raggio di sole, un po' d’infinito più azzurro. E se per queste sensazioni di primavera senti che il cuore rapisce l’incanto, ascolta e asseconda, sereno, l’onda che vuole cullare l’amore.
SognandotiM’appari... poi... sfuggi. Ritorni. Nel tutto e nel nulla tu sei, fatta di tutto e di nulla. E ti bacio. Ti abbraccio. Dolcemente ti stringo la mano ed il cuore in un battito d’ali, ti conduce in paesi lontani tutta luce e felicità.
Sopra il monumento di Silvio PaternostroTu non temi più il tempo o bell’Eroe, perché l’Eternità l’hai nella fierezza dello sguardo davanti cui passaron l’orde incalzanti e truci ma non passò l’ombra della morte! E fermando Tu l’attimo fuggente ad esso desti l’effervescenza della Tua giovinezza. Ora che non è più tempo d’Eroi Patria, Ideale, Amor, Fede, son nomi! Or l’uomo è sozza bestia a sé e agli altri e sua eunuca virtù solo lo fa adoratore del fallace Creso cui Speme, Gloria, Onor, tutto si dona. Ma tu fiacco mortale a che trascini l’ombra di tua vita nell’imperante dissoluto pelago di sì malsane idee? Nulla ti dice l’umanità passata, o al morire non fur pronte le genti per il Giusto, l’Onesto, il Bello e il Vero? Trovi saggezza tua follia perché il futuro è la conquista che fai del presente! Grano di sabbia nell’infinito mare del nulla lascia ogni vana superbia! Silvio, Te guardando, invidio Passan su Te gli uomini e le cose. Tu resti con lo sguardo in quella Luce che ti diè gioia nella dipartita da un mondo naufragante (1). (1) Il 3 ottobre 1937, S.E. il Governatore di Galla e Sidama, generale Geloso, così scriveva al maggiore Tancredi-Tucci. “Negli ultimi scontri, a Lencia, quando già i nostri avevano esaurito le munizioni, trovava morte gloriosa anche il capitano Paternostro che era stato in precedenza ferito e che, rimasto solo ufficiale seppe tenere viva, col suo eroico contegno, l’ultima resistenza dei nostri. Nel luogo preciso ove è caduto l’eroico capitano Paternostro, per il quale è in corso la proposta di Medaglia d’Oro alla memoria, il generale Della Bona ha già fatto erigere un tumulo che ne ricorda la fine”.
Dove sono quei tempi?Profumato, invitante è il salotto Dai tasti bianchi e neri le magiche armonie sospendono i pensieri. Le melodie assumono volti palpabili. Gli amanti silenti si sperdono negli sguardi. Ritorna il motivo e le sue dolci note. Richiami, attese, promesse, illusioni. Chi sei? Vallj, Rosina, Carmen, Mimì? Chi? Il cuore sogna. Sogna e poi va in quei paesi ove tutto è amore. Va, cercando la felicità
DicembreE’ già dicembre! Il mio. Rimpiango il tempo lasciato vuoto d’opere e d’idee. Crono impassibile è passato sulla giovinezza sugli affetti, sul coraggio che meno forte io sento ora che è più dura la lotta che precede la fine.
TramontoGioca il sole a nascondino coi monti dietro l’occaso. Tutte le voci d’incanto si fermano in questo momento d’addio e l’aria azzurrina e frizzante del vespero accarezza le cose stendendovi un velo d’oblio.
E tu, luna...E sei tornata anche stasera! Giri e rigiri. Viaggi. Attratto dai muti linguaggi Comincio a pensare, a domandare. Non cercare, mi dici, mareggiando il mio cuore e gli occhi mi chiudi al sopore del sonno. Strano, il tuo amore!
Notte d’estateFresca è la brezza della notte d’estate. Portato dalle ali del vento sento il canto del grillo. Anch’io canto ma il richiamo si perde nell’aria. Chi raccoglierà quest’ansia?
AssisiFaro di luce infinita. Primitivo candore ha in te l’anima respirante un Amore senza confini. Nella languente luce della sera serenamente azzurrantesi giostrano ancora mille cavalieri. Più su ha balestrieri dal cuore impavido. Guerra? Si! Guerra! O grida acerbe della pugna! Fratelli! Fratelli! Fratelli, che fate? Ora il cielo s’abbaglia di luce: è Francesco che viene! E noi, noi siamo ancor tutti in ginocchio. Assisi, dalle pendici tue si stende il mondo e in muta adorazione aspira aure di pace.
Nella nera tristezzaDolci e silenti Le notti. Ai piedi di un albero, rivolte le terga alla terra, paragono le grandezze. Le ultime foglie più nere appaiono al chiaror della luna. Quanto poco è lo spazio per accogliere un morto. Piango per le bellezze che lascio senza capire. L’arco dei monti è cono che in alto mi porta nel mare infinito di stelle. Non voglio morire! Non voglio! E’ inutile dirlo così, con voce tremante! Domani, scorderò le meditazioni. Del vivere l’onda mostruosa mi travolgerà! Senz’anima, senza una luce, più solo sarò e sperduto nella nera tristezza di un gioco fastidioso.
La fine dell’uomoOrmai senza cuore sgraziato e smembrato giocattolo in mano a Caino beffardo senza più palingenesi. Che fine! Che illusione la forza e il coraggio senza un raggio di Luce! Che notte!
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